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Mr. StM's blog

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Tue, 31 August 2004, 15:01

Lettori stanchi

Sul sito della scrittrice Carmen Covito (molto interessante, visitatelo), si trova un interessante dialogo tra Enrico Regazzoni, Umberto Eco e Roger Chartier, che parlano di lettura ai tempi di internet (questa la frase di apertura dell'articolo).

"Qualche" frammento (lascio fuori molte cose interessanti... leggete l'articolo, sfaticati!):

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[...]

ECO. I lettori sono più stanchi di un tempo perché il computer è una macchina alfabetica, ciò che la tv non era. Quindi bisogna leggere e scrivere oggi più di un tempo. I fenomeni sono due. Da un lato, se passi nella nuova libreria Feltrinelli di Piazza del Duomo a Milano, ti imbatti in una straordinaria abbondanza di oggetti, un tempio più grande del Partenone che può anche gettare il lettore nell'angoscia. Dall'altro c'è il fenomeno di cui parla Chartier, il cambiamento delle abitudini di lettura. Leggendo un libro io potevo andare a cercarmi una certa parola sull'indice analitico e anche sbirciare cento pagine avanti, ma poi tornavo indietro. Con il computer, invece, se clicco su una parola rossa vado in un altro punto, e poi là clicco su un'altra parola rossa e vado in un altro punto ancora: insomma c'è il rischio che io non torni più indietro. In questo periodo sto preparando con alcuni collaboratori dei testi sull'educazione alla tolleranza dei ragazzi che dovranno andare su un sito internet dell'Académie Universelle des Cultures. Ci stiamo accorgendo che non si può svolgere un argomento di filato: bisogna fare un sunto di tre righe, poi un sunto di dieci righe, poi un testo di tre pagine e poi un documento di trenta pagine, in modo da permettere di catturare il senso del messaggio anche a chi è saltato da un'altra parte dopo le prime tre righe. Se andrà bene, questo signore si leggerà anche il testo di trenta pagine, ma il rischio è che salti da un'altra parte dopo due righe senza aver capito. Ecco perché bisogna inscatolare il senso in modo che dovunque il lettore si trovi riceva almeno un'unità di informazione. Così cambia il modo di scrivere, cambia la didattica, nascono forme più catechistiche.

[...]

ECO. Guardi che ci sono dei teorici dell'ipertesto che sostengono che sia molto più creativa la lettura su schermo. Ti costruisci il tuo libro, dicono. Il tuo testo. Io non sono d'accordo, però è un'idea che circola molto.

[...]

ECO. Non solo. Bisogna anche pensare che molte di queste forme di lettura, cosiddette nuove, esistevano già. Nel Medioevo aprivi Virgilio a caso, come se fosse Nostradamus, cercavi la profezia e lo chiudevi. Oppure la Bibbia: mica la leggevi dalla prima pagina all'ultima. La frequentavi come un sito internet.

[...]

RE. Una delle fonti della storia della lettura sono le note segnate dai lettori ai margini del foglio. Con il testo elettronico queste fonti andranno senz'altro perdute, dal momento che le osservazioni del lettore non restano a margine ma modificano lo scritto. Il lettore telematico si pone in una posizione paritetica rispetto all'autore, e per questo fa perdere le sue tracce.

[...]

RE. Testo, suono e immagine per la prima volta insieme. Ma il libro vero, quello che fino a oggi ha rappresentato la metafora del mondo, è scomparso.

ECO. Non è vero, perché la Rank Xerox sta studiando una macchina che tu, se sei ricco abbastanza, puoi tenerti in casa e che ti permette di stamparti i Promessi sposi in gotico. E così torni ad avere il tuo rapporto sacrale con il libro. Oppure no, perché questo oggetto sacrale ti è costato così poco che dopo averlo letto lo butti via, tanto in casa non hai più spazio e ti basta schiacciare un bottone per farne un altro. Ma poi, per insistere sulla pluralità delle soluzioni e dunque sull'impossibilità della profezia unica, pensiamo all'e-mail. Cosa fa l'e-mail? Prima soluzione: in un universo in cui non si scrivevano più lettere e si telefonava, adesso la gente scrive. Seconda soluzione, opposta: quando rispondevo a una lettera, io prima scrivevo: "Caro monsieur Chartier, ho ricevuto la suo graditissima lettera con l'invito a partecipare al convegno. Sono estremamente dolente di doverle dire che non posso venire, eccetera". Adesso, con l'e-mail, scrivo: "Non posso". E lui non si offende, perché questo fa parte di una nuova etichetta. Allora, è vero che l'e-mail riduce l'epistolografia, però è anche vero che con l'e-mail possiamo scriverci ogni giorno, mentre prima ci saremmo scritti una volta l'anno. Recentemente, a un mio collega che via e-mail mi invitava a un convegno, ho risposto che quel convegno mi sembrava una stupidaggine. A sua volta, lui mi ha risposto insultandomi. In breve, è venuto fuori un epistolario filosofico, e entrambi ci siamo chiesti: perché non pubblicarlo in luogo del convegno? Dunque non si sa se l'e-mail sia l'azzeramento della corrispondenza o il ritorno alla corrispondenza, la compressione fino all'essenziale della lettera o la nascita di una nuova epistolografia. O tutt'e due le cose insieme.

[...]

ECO. Il difetto di molte domande giornalistiche è quello di intendere l'urto libro-internet come quello fra dirigibile e aeroplano. Invece è l'alternativa automobile-treno. Possono perfettamente vivere entrambi con funzioni diverse. Ecco perché, se vincessi al superenalotto io giocherei sulle due cose, perché ci sono dei momenti in cui ho bisogno di un libro e altri in cui mi basta un'informazione rapida. In più bisogna pensare a un altro problema antropologico: che l'ottanta per cento di quanti navigano su internet prima non leggeva niente. Quindi sta nascendo una nuova generazione di lettori di computer. E forse questa generazione non arriverà mai al libro, però gli indizi vanno in un'altra direzione: perché con internet nasce Amazon, e Amazon porta il popolo di internet a scoprire il libro. A meno di dieci anni dalla sua nascita, internet produce il più grande mercato di libri stampati mai esistito, e lo produce per forza propria, al punto che il padrone di Amazon non ci guadagna, ma perde soldi. Chi lo obbliga a farlo? Lo Zeitgeist? Dietro un fenomeno simile c'è Dio, direbbe Victor Hugo.

[...]

CHARTIER. Ciò che invece è in pericolo è una certa produzione stampata di libri colti. Aumenta in modo pazzesco il prezzo di abbonamento delle riviste scientifiche, si riduce l'acquisto di queste riviste perfino da parte delle biblioteche universitarie, e dunque c'è un progressivo disinteresse degli editori a pubblicare quegli studi specialistici che gli inglesi chiamano monographs. Di fronte a questa crisi, l'idea di far circolare testi simili su internet è insufficiente, perché edizioni del genere si fondano soprattutto su un editing che ne segnala il forte contenuto scientifico e rispetta certe regole di presentazione che quei lettori si aspettano.

ECO. Ma le riviste e il libri scientifici costano sempre di più per colpa delle fotocopie. Da quando la gente ha scoperto le fotocopie, ha deciso che libri scientifici da tremila dollari se li sarebbero comprati solo le biblioteche. E questo anche prima di internet. Ci sono case editrici perfettamente consapevoli di fare libri destinati alle fotocopie, ecco perché l'abbonamento a certe riviste costa una cifra che solo la biblioteca di Harvard può permettersi. Il vero pericolo è che con le fotocopie non si legga più niente. Un tempo andavo in biblioteca ed ero costretto a copiare a mano, ciò che costava fatica. Giunto a casa, mi ricordavo quel che avevo letto. Ora, invece, in poco tempo mi fotocopio trecento pagine, e una volta a casa sono così contento di avere incamerato tanto sapere che lo metto in archivio fra le infinite cose che non ho mai letto in vita mia perché le ho fotocopiate. È quello che accade anche ai collezionisti, che non leggono i libri ma li toccano tutti i giorni. Ed è esattamente il rischio che nasce dall'eccesso d'informazione, un regime di ruminatio continua che apparenta le comari che recitavano le litanie in latino al ragazzo che legge per ore su internet: moltissimi significanti, pochi significati.

CHARTIER. Ma nel caso delle fotocopie come in quello del testo elettronico ci sono almeno due elementi nuovi. Il primo riguarda il rapporto del corpo con lo scritto. L'atto del copiare è sempre stato fondamentale come gesto di incorporazione del testo, così come la lettura ha sempre presupposto l'impiego totale del corpo. Pensiamo agli antichi lettori del rotolo: non potevano scrivere leggendo, poiché il rotolo andava tenuto con due mani. Se scrivevano, dovevano smettere di leggere. È con il libro di Gutenberg che si affaccia la possibilità di scrivere mentre si legge. Nei dipinti del Cinquecento e del Seicento, i lettori utilizzano le dita per tenere il segno della pagina, e comunque il corpo e il libro sono rappresentati come se uno fosse il prolungamento dell'altro. Il secondo elemento è quello della perdita delle categorie di identificazione del testo. Ciò che meraviglia, nell'uso delle fotocopie da parte degli studenti, è la scomparsa delle origini dei testi, il fatto che questi frammenti fotocopiati creino una sorta di grande testo unico dove né il genere, né l'autore, né l'opera sono più riconoscibili. E questo prefigura l'universo acquatico nel quale navigano i lettori di internet. Infine un'ultima questione, sempre sull'atto del copiare: sono gli scrittori a scrivere i libri? La risposta è no. Il libro che noi leggiamo non l'ha fatto il suo autore. La forma fisica di quel testo presuppone una precisa serie di mediazioni, di tecniche e di operazioni. C'è chi compone, chi corregge, chi stampa, e non è un caso che il sogno di molti scrittori, nella storia, sia stato quello di giungere in prima persona alla scrittura del proprio libro. Petrarca era un copista di se stesso, e numerosi autori si sono messi su questa strada spinti da una buona preparazione grafica e tipografica. Ora, con il testo elettronico, questo sogno passa nelle mani dei lettori: sono loro che, prima di stampare, scelgono sullo schermo corpi e caratteri, grafiche e formati. Sono loro i nuovi editori.

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