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Mr. StM's blog

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Sun, 11 December 2005, 21:06

Siete troppi

"Io non leggo mai, non leggo libri, cose... pecché che comincio a leggere mo' che so' grande? Che i libri so' milioni, milioni, non li raggiungo mai, capito? pecché io so' uno a leggere, là so' milioni a scrivere, cioè un milione di persone e io uno mentre ne leggo uno... ma che m'emporta a me?"

Troisi, per chi non avesse capito. Semper lu.

I blog stanno diventando veramente tanti. In fin dei conti, qual è il criterio per cui dovrei leggerne uno invece che un altro? Perché dovrei leggere il blog di qualcuno che non sa scrivere ma mi è simpatico, piuttosto che quello di qualcuno che sa scrivere ma non dice nulla? Devo dare la precedenza all'amicizia? Devo seguire l'istinto e fare zapping? Devo fare come nella Casa delle Libertà, cioè un po' come cazzo mi pare?

Non devo usare il verbo "dovere"?

Nell'era in cui i servizi "pull", "on demand", stanno soppiantando i servizi "push"... non vogliamo fermarci un attimo e riflettere? Ma davvero conviene andarci a cercare tutto per conto nostro? La rete ci da la possibilità di cercare notizie, comprare cose, comunicare, bypassando tutti coloro che per secoli hanno fatto di queste attività un mestiere: giornalisti, mercanti, postini. La base dell'economia è che tutti hanno da guadagnare se ciascuno impiega il proprio tempo a fare ciò in cui è più ferrato ed efficiente, usando poi il denaro come mezzo di scambio tra i prodotti di ciascuno. Siamo sicuri che i mestieri di cui sopra abbiano fatto il loro tempo? E se sì, non c'è forse un ampio spazio di manovra per reinventarli? La domanda non è retorica, perché per fare l'esempio del commercio online, trovo molto più comodo ordinare quello che effettivamente voglio e aspettare che arrivi, piuttosto che andarlo a cercare come uno scemo, negozio per negozio, consumandomi le suole come i giornalisti di un tempo... ops, ho confuso gli argomenti.

Torniamo ai blog. E' davvero il caso averne uno per ciascuno? Nel mio caso dico sì, a me serve perché è il mio archivio distribuito (aggettivo pomposo e neanche tanto corretto per dire "online"). Chiunque abbia un blog avrà i suoi buoni motivi. Ma se è lecito, è anche conveniente? I blog sono solinghe cattedrali nel deserto, divise e perciò sottomesse, o riescono a unire persone in una rete più resistente di quella, per esempio, di un semplice forum? Voi mi dite "Beppe Grillo". Non sto parlando di quello, signori miei, e lo sapete (non è una constatazione, è un ordine... delego agli studenti l'esercizio di capire cosa intendeva il docente, e poi di spiegarglielo pure).

Detestando giungere alle conclusioni (che schifo), salto di palo in frasca e segnalo a chi se lo fosse perso questo importante esperimento scientifico condotto dal Porco Trio. I blog, ebbene sì, servono anche per beccare. Molto più comodi delle chat, poiché la vetrina è già bella che pronta e non la si deve reinventare ogni volta. Avere un blog ormai è lo stesso che avere un indirizzo di posta elettronica o un account in un servizio di messaggistica istantanea, è embedded all'utente internet.

Insomma, signori, io quasi quasi chiudo.

Stavo scherzando. Ho ancora almeno un paio di post da fare, prima di lasciare questa valle di l...etame. Ma sarebbe mia intenzione lasciar passare diverso tempo tra uno e l'altro, prendere un po' di pausa per le mie dita stanche e svuotate. Sto provando a disimpegnarmi da alcune cose, per impegnarmi in altre. Chi vivrà e non si sarà fatto troppe pippe, vedrà.

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Questo blog è online dal 30 giugno 2004, e va già bene che se ne sia accorto il suo autore.

Molto di quello che troverete qui è di produzione del signor StM; il quale, tuttavia, non disdegna di portare di tanto in tanto all'attenzione del pubblico frammenti di opere altrui, un po' come si fa con gli ospiti stranieri famosi invitati per dare l'estrema unzione al Festival di Sanremo. In ogni caso, badate sempre bene a citare fonti e autori di quello che spargete in giro e andremo d'amore e d'accordo.

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