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Mr. StM's blog

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Sun, 02 April 2006, 15:39

Il viaggio di ritorno del signor Agave

Il signor Agave è stanco; ha avuto una settimana dura, stressante, e ormai l'una è passata da un pezzo. Questa serata tra amici ci voleva proprio, ora è appagato e rilassato, e si potrà fare una dormita come ormai sognava da giorni. La strada è sgombra, e nulla lo distrae dal pensiero del letto che lo aspetta festoso e scodinzolante a casa... dormire... non c'è abbraccio di amante che sia più dolce.

Scollinando verso il suo paese, il signor Agave incontra un'improvviso banco di fitta nebbia; cosa in effetti normale, per la quale anzi il suo paese è fatto spesso oggetto di scherno - "Solo la nebbia! C'avete solo la nebbia...". Inconsciamente il signor Agave ha rallentato, a causa della visibilità ridotta; quando, dopo qualche istante, ha riflettuto come la presenza della nebbia avrebbe dovuto indurlo a diminuire la velocità, ha potuto compiacersi di averlo già fatto... gran congegno, il cervello.

La nebbia è l'anticamera del sogno. Ma il signor Agave non ha il tempo di rifletterci, perché se ne trova all'improvviso fuori, risvegliato dallo stordimento che si stava impossessando di lui. In fondo devo guidare e dormirò a casa, ragiona, ma che bella sensazione era... ricordi d'infanzia e d'ovatta.

Il signor Agave lancia uno sguardo allo specchietto retrovisore, per identificare la forma del batuffolo di acqua condensata che l'aveva nascosto fino a poco prima; ma l'attenzione del signor Agave viene catturata una piccola figura scura, appena uscita anche lei dal banco di nebbia, e avanzante stancamente sulla strada. Non ha il tempo di identificarla, il signor Agave, perché si ritrova senza accorgersene di nuovo circondato da una coltre bianca di acqua buia. Ritorna il pensiero al meritato riposo, ai sogni, a quegli abbracci affettuosi che nessuna donna sa fare bene come le coperte.

Non dura molto nemmeno questa volta, il bianco; il signor Agave è presto di nuovo fuori, prima ancora di potersi infatuare di questo nuovo amore spezzato. Non manca molto per arrivare a casa, anche se forse non ha bene presente dove si trovi esattamente... tutta questa nebbia...

Nello specchietto retrovisore intravede nuovamente la figura scura che aveva visto uscire dal banco di nebbia precedente, e di cui s'era già dimenticato. Più vicina di prima, strano. Ma no, non è strano: nella nebbia il signor Agave è costretto ad andare piano, e molti animali in corsa possono raggiungere velocità piuttosto elevate. Chissà perché si è messo a correre, però.

Il signor Agave capisce di avere smesso di pensare al suo letto. Capisce anche che, non si sa mai, forse dovrebbe indagare un po' su cosa sia quella cosa scura che lo insegue. Lo insegue, sì, e guadagna terreno. Ma forse non è il caso di stare a pensare. Accelerare è una scelta molto più saggia, nebbia o non nebbia. Il signor Agave crede di riconoscere un cane, o un lupo, nella figura che lo insegue; ma la sua galoppata gli sembra proprio strana, troppo decisa, addirittura disperata: come la corsa di un'anima dannata alla ricerca di un corpo, prima che la sua natura eterea la faccia dissolvere.

Mentre si maledice per essersi abbandonato a pensieri inquietanti e privi di fondamento, il signor Agave si ritrova di nuovo nella nebbia. Questa volta il cervello prende il sopravvento escludendo l'inconscio, e forza il piede destro a rimanere ben premuto contro l'acceleratore. In fondo queste strade le conosce, il signor Agave, e adesso l'adrenalina lo rende molto reattivo. Sto rischiando la mia vita per un cane che insegue le automobili come fanno migliaia di altri cani al mondo, cerca di ironizzare con sé stesso il signor Agave; per non parlare dei bulldog, che hanno il muso schiacciato perché inseguono le macchine ferme. Non ride alla battuta, il signor Agave... forse perché la conosceva già.

L'automobile esce dal banco di nebbia; è un attimo, e rientra in un altro. Il signor Agave in quel lasso di tempo non riesce a vedere il suo inseguitore, potrebbe anche averlo seminato. Ma l'ipotesi dura il tempo di sentire crescere dietro di lui il suono di un respiro affannoso e indemoniato. L'inseguitore è vicino, molto vicino. Il signor Agave si scopre a chiudere con la sicura la portiera della sua automobile, come se servisse a qualcosa. Non si sa mai, già.

Il signor Agave ha paura. Il respiro che lo insegue si fa sempre più forte, innaturalmente forte; il signor Agave vorrebbe turarsi le orecchie con le mani, ma sono poi gli occhi a dargli il dispiacere maggiore: uscito dal banco di nebbia, vede la sua paura riflessa nello specchietto retrovisore. Non è un cane, e non è un lupo. E' quel che sembrava fin dall'inizio, una figura scura; non ha altre caratteristiche, è solo paura allo stato puro. Paura. E fame. Ma fame di cosa, il signor Agave non lo sa.

Ancora un banco di nebbia. L'ultimo, pensa il signor Agave. Quella cosa che lo insegue è ormai a pochi metri da lui, e nel giro di qualche secondo lo raggiungerà. Il respiro della figura scura ormai sovrasta il rumore del motore dell'automobile, e il signor Agave ha finalmente identificato il rumore del suo scalpiccìo sull'asfalto... deve avere quattro zampe, dopotutto.

Poi il silenzio. E, uscito dal banco di nebbia, il signor Agave non trova più l'animale nello specchietto retrovisore. Ma sì, era solo un cane che insegue le automobili, che si è reso conto di essersi allontanato troppo da casa e si è fermato per tornare indietro.

Però è proprio strano. E se si fosse aggrappato all'automobile in qualche modo? Il sangue si gela nelle vene del signor Agave. Non potrebbe mai saperlo con certezza; o meglio, lo saprebbe solo una volta fermatosi e parcheggiata l'automobile: la bestia attenderebbe la sua discesa dall'auto per aggredirlo. Forse la cosa migliore sarebbe parcheggiare in un luogo frequentato; la bestia potrebbe scappare, oppure aggredire prima qualcun altro. Pensieri egoisti, ma il signor Agave non si sente in colpa nemmeno un po'. Poi riflette su quello che sta pensando e ritorna a considerare l'ipotesi realista del cane senza una vita sociale ammalato di questo tipo di autismo. Questa volta sorride, il signor Agave. Ma sì, che andava a pensare. E' stanco, ha visto male e probabilmente ha confuso il rumore del motore con qualcos'altro. Casa sua è alla fine del rettilineo che comincia dopo la prossima curva; arrivato in casa si farà una tazza di camomilla, e poi finalmente potrà affondare sotto le lenzuola ad archiviare questa serata tra le (poche) cose curiose che gli sono capitate nella sua vita.

Non ha tempo di provare di nuovo paura, il signor Agave. Non capisce cosa sia quell'ombra che gli oscura all'improvviso la visuale: se sia fuori, dentro, da dove venga. Non ha tempo di sentire dolore, il signor Agave: riesce a malapena a riconoscere, in pochi istanti, un'enorme bocca spalancata.

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