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Mr. StM's blog

 

Tue, 14 February 2006, 23:32

Buon San Valentino

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(Good ol' Charlie Brown...)

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Sun, 12 February 2006, 23:14

La vignetta cinica e triste

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(A questo punto l'autore tenderebbe ad accertarsi di essere ancora amico del suo pubblico...)

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Sat, 11 February 2006, 17:19

Non dico che siamo servi della televisione, ma lo dico (ahaha, che incipit del menga). Il Grande Fratello è solo la manifestazione più innocua di questa dipendenza: il "se non vai in televisione non sei nessuno" è solo un altro modo per distrarre chi comunque sarebbe banderuolabile a piacimento in mille altri modi. No, il vero problema sono ben altre cose, sottratte dai loro luoghi deputati e sparate al tiggì in prima serata.

Forse qualcuno credeva che la televisione avrebbe permesso un maggiore controllo sull'operato dei nostri politici? E invece no, ha solo aumentato la quota di politici inutili alle nostre dipendenze... quando vedete qualche cretino di eletto a dire banalità di inutile buon senso in televisione, smetterete di sorridere se pensate che quello è lì perché noi lo paghiamo con le nostre tasse. Già prima la politica vera si faceva nei corridoi, ma ora abbiamo la terza camera, "Palazzo Tivù", che aggiunge un ulteriore livello di virtualizzazione, un'inutile ridondanza coriandolizzata della foglia di fico che era il nostro Parlamento.

Pensateci: un mezzo potente come la televisione com'è utilizzato? Come una vetrina, un catalogo. Tivù cumprà. Spesso non distinguiamo il linguaggio televisivo da quello commerciale, pubblicitario. Diamo per scontato troppo spesso che siano la stessa cosa, che sia normale andare in televisione a proporre prodotti, in qualsiasi forma questi si presentino - idee politiche, modelli di vita, le solite collanine di specchietti per consumatori, eccetera.

Anche la guerra è un prodotto, e così la pace. In Medio Oriente i ragazzini palestinesi lanciavano le pietre contro i carri armati israeliani non appena sapevano di essere inquadrati dalle telecamere; se queste si spegnevano, smettevano (vedere in AA. VV., 2002, L'informazione deviata, Zelig editore, l'articolo di Amedeo Ricucci, "Le pietre di Arafat, i carri armati di Sharon, i kamikaze, l'assedio e le telecamere", pag. 48).

Le manifestazioni di piazza non sono importanti per sé stesse, ma per l'eco che hanno in televisione. E allora ciao ciao Gaber; la strada è l'unica salvezza, sì, ma non ci possiamo più contare.

E internet? La Rete è il luogo dove il Contenuto dovrebbe prevalere sull'Immagine e l'Apparenza, no? Mi spiace deludervi. La banda larga è un'arma a doppio taglio: vanno più veloci a contenuti, ma può veicolare "finalmente" tanta, tanta apparenza anche lei. La grande diffusione che l'accesso a banda larga sta presumibilmente avendo in Italia non è altro che l'ennesima rete (notare l'iniziale minuscola) accalappia-consumatori, pigri animali paffuti dai denti allenati che sempre mangiano e mai sono satolli.

Non esiste ancora una via per svincolare la nostra vita dall'influenza dei persuasori occulti; ma qualche battaglia che possiamo e dobbiamo combattere c'è sempre - prima fra tutte, la difesa di Internet come spazio pubblico; e allora, chissà, forse un giorno potremo considerarci in strada anche senza uscire di casa (o proprio non uscendo di casa); è una delle tante speranze possibili, Giorgio.

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Thu, 09 February 2006, 21:27

Siam proprio messi male

Se di tutte le cose al mondo che potrei pensare, mi viene da pensare a me medesimo, siam proprio messi male.

Pensavo in particolare al mio modo di presentarmi. In ogni occasione, sia nel mondo fisico che in quello digitale. Guardate il mio nick scialbo (StM), l'username incomprensibile che uso un po' per tutti i servizi (stmsat), il layout spartano del mio sito (nonché l'url scarsamente memorizzabile), guardate con quale cocciuto mutismo riesco a manifestare la mia presenza di persona, con che imbarazzo mi rapporti alla maggioranza delle persone. Per la serie "salviamo le apparenze"... io ne sono l'episodio peggio riuscito, esatto.

Un mondo di persone come me sarebbe già morto da un pezzo. Non mi sono mai azzardato a credere che io possa fare a meno dell'esistenza di persone estroverse... quindi, persone estroverse, non crediate che il mio mutismo racchiuda disprezzo nei vostri confronti. Anzi, un po' vi invidio (e magari ve lo aspettavate, stronzi xD); ma di quell'invidia di colui che è, dopotutto, molto affezionato a sé stesso, al proprio modo di essere, al principio secondo cui la diversità è ricchezza - non solo per chi è diverso, ma per tutti. E' un principio darwiniano, se siete di quelli che vogliono mettere la scienza anche nel buon senso.

Ora, il punto fermo l'abbiamo detto: sono affezionato a come sono.

Veniamo all'altro punto fermo: non sono infallibile, e s'intende anche negli affetti. Sono troppo indulgente. Cioè, io mi voglio bene, ma magari appena mi volto le spalle sparlo di me e mi tratto da bastardo. Ecco, sono un'anima candida così, io. E allora forse dovrei chiedere di più, da me stesso.

Già fatto. Arrivo sempre prima di tutti, anche prima di me, quando si tratta di chiedermi qualcosa. Quanto al rispondere... rispondo sempre, sì (non sono mai stato io a interrompere una corrispondenza epistolare, ad esempio... anche se casualmente per la prima volta proprio in questo periodo mi ritrovo alla frusta xD), ma sul tempo non garantisco mai. Non so quando mi darò quel "di più" che mi sono chiesto. Negli ultimi mesi, nell'ultimo anno, ho avuto l'impressione di cambiare tanto; mi guardo ora: sono cambiato così tanto che... che sono tornato indietro di 6 anni.

Se vogliamo assecondare la banale metafora della vita come una strada, tutta dritta, tutta a curve, o un po' e un po', almeno gettiamola in uno spazio di Riemann. Se invece vogliamo fare uno sforzo in più (ma fermandoci un attimo prima che i peli delle orecchie esplodano)... perché non la vita come orbitale elettronico? Puoi essere in infiniti luoghi diversi, ma tutti racchiusi in uno spazio limitato; grande per le tue dimensioni, ma limitato. Solo se ti danno un calcio nel tuo culo quantico abbastanza forte, puoi uscire da lì; ma non illuderti: se verrai ricatturato da un altro nucleo potresti non avere una seconda occasione di fuggire.

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Wed, 08 February 2006, 23:51

Segnaletica

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Sun, 05 February 2006, 20:11

Captcha!

Oggi, per un pirla a cui i corpi cavernosi non si riempiono più a sufficienza, ho perso due ore del pomeriggio per aggiungere funzionalità di captcha al software per blog di Alex, che comunque rulla sempre.

Cos'è un captcha? E' un test automatico per distinguere gli umani dai computer. No, niente analisi del sangue... si parla di intelligenza... ma per chi vuole approfondire, ovviamente c'è la voce apposita su wikipedia, in italiano e in inglese. Olé, serviti.

Per la prima volta ho sentito parlare di captcha da Maya, che è sempre avanti, e me ne consigliava l'uso per il mio guestbook che si stava tutto insozzando di spam; per mia fortuna, lo script da me scelto aveva già integrata una funzione del genere, e non ho faticato più di tanto a tenere a bada gli spambot.

Purtroppo la madre degli impotenti è sempre incinta, e in questi giorni qualche sottodotato ha deciso di bersagliare un post specifico di questo blog di pubblicità di pillole azzurrine. Ovviamente in maniera automatica, perché è evidentemente un pirla, ma non COSI' TANTO pirla. E così mi sono piegato alla dura legge per cui basta un coglione a rovinare la festa a tutti. Ma spero non ve la rovini troppo... lo script per captcha che ho trovato (link), tra le altre cose, consente di impostare nel vostro browser un cookie che, finché resta valido, vi evita la fatica di ri-passare il test. Quindi, una volta che per fare un commento avete giocato con le letterine messe a cazzùlo, per tornare a giocare dovrete attendere una dozzina di giorni - oppure eliminare i cookie appositi (i miei lettori masochisti potranno chiedermi lumi su questa possibilità).

Potete usare i commenti a questo post per aiutarmi nel beta-testing... casomai non riusciste a postare quando pensate dovreste, potete segnalarmelo nel guestbook o scrivermi una mail (stmsat gmail com, come scritto a questa pagina).

Nel frattempo, sto ponderando se avrebbe un senso il passaggio a pivot come software per il blog... ma ormai sono affezionato, ecco. E poi mi dovrei smazzare il programmino di conversione dell'archivio, presumibilmente 3-4 ore di lavoro... una voglia ne ho...

Se mai deciderò il passo, una prima avvisaglia sarà probabilmente un invito ad aggiornare i vostri feed, redirigendovi a feedburner o qualcosa del genere. Eh, sì, perdiana, sono un mago a rovinare le sorprese.

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Sat, 04 February 2006, 13:10

La vignetta idiota dell'anno

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(e neanche particolarmente originale, per carità...)
(comunque promossa sul campo a TormentoniSpot #4)

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Thu, 02 February 2006, 19:06

Da qualche parte devono pure uscire

Sintomi: loquacità diffusa, tendenza alla puttanata verbale, preferenza data all'intervento inutile piuttosto che al silenzio.

Anamnesi: silenziosità scritta fin dai giorni precedenti al primo insorgere dei sintomi; casi simili di loquacità nel paziente sono riscontrabili nel periodo delle medie e, in misura inferiore, in quinta liceo.

Diagnosi: il paziente cerca una valvola di sfogo per il nulla che ha da dire.

Prognosi: non appena ne avrà detta una veramente grossa, da vergognarsi per tutta la vita, subentrerà nuovamente il normale silenzio ostentato di qualcuno a cui conviene fingere di essere saggio e riflessivo.

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Wed, 18 January 2006, 22:06

Non marchiatemi, non sono un vitello

Non capisco il senso di un marchio su un capo d'abbigliamento. Intendo quei marchi cafoni che è *impossibile* non vedere, quelli messi apposta per dire "ehi, chi porta questo capo d'abbigliamento non è un pezzente". Mi spiace, sono sordo a cretinate del genere.

Indossare *cose* può essere convenzionale quanto vogliamo, ricaricato sul senso del pudore quanto vogliamo, ma qualche motivo di esistere *obiettivo* ce l'ha, non ultimo il proteggerci dal freddo. Aggiungiamoci un po' di ricerca del senso estetico, ché non siamo bestie o ingegneri... ops... non siamo bestie e basta. Insomma, già che indossiamo qualcosa, che almeno ci piaccia. Ok. Ma tutto il resto? Le scritte "Celolungo®" sulle felpe? Chissenefrega?

Un'ottima idea di antimarchio perfetto sarebbe scrivere, su una maglia, "Maglia" bello grande, sul petto; sui pantaloni, una banda dai piedi alla cintola tipo carabinieri che dice "Pantaloni"; ovviamente è una stronzata, infatti è venuta in mente a me, ma per dire: io voglio maglie, voglio pantaloni - voglio del tessuto messo insieme così e cosà, che serva a questo e a quello, che non sia brutto a usarsi e vedersi; basta.

Mi chiedo per quale assurdo ragionamento dovrei pagare di più per essere un cartellone pubblicitario vagante. Vogliono che porti in giro i loro "CK", baffi, sticazzi, come un pilota di formula 1 o un ciclista? Mi paghino, mi sponsorizzino. Altrimenti, che facciano dei vestiti sobri e anonimi, di qualità, col loro marchietto defilato in un angolino o all'interno. Io non ho bisogno di essere il portabandiera d'altri che di me stesso, non ho bisogno di certificati altrui per affermare le mie qualità.

Il marchio può essere sinonimo di qualità, non lo metto in dubbio: in quel caso, troverà in me un sostenitore, nel mondo del passaparola - perché il lavoro nobilita l'uomo, sì - se ben fatto.

Ma il marchio è anche, nella nostra economia gonfia e malata, un trucco da prestigiatore per creare valanghe di soldi dal nulla: in questo caso si traveste da status-symbol. Prendete un prodotto mediocre, create e registrate un marchio orecchiabile e visivamente accattivante, triplicate il prezzo del prodotto, assicuratevi che nessuno possa ottenerlo a prezzi inferiori, fate sì che diventi conosciuto, che diventi un must per chi debba dimostrare non si sa cosa a non si sa chi. Trapezismo da commerciali, non sempre riesce, ma se riesce è il gran botto.

Non mi trovo a mio agio con molti venditori di strada. Soprattutto quelli che vendono materiale contraffatto, e quelli che non stanno vendendo ma facendo l'elemosina: "comprami qualcosa"; tu guardi... fazzoletti di carta (uso quelli di stoffa), accendini (non fumo), mollette (in genere non stendo biancheria per strada)... non ce l'ho con te, ragazzo, davvero, vorrei poterti aiutare, vorrei poterti dare un biglietto da visita e dirti: "chiedi qui, ti daranno un lavoro vero"; ma non posso; e se non posso quello... non ti aspettare un centesimo da me. Poi ci sono venditori di strada che invece hanno motivo di esistere: quelli che vendono i libri delle Edizioni dell'Arco, quelli regolarizzati e che magari vendono qualcosa di davvero particolare. L'imbarazzo non si cancella neanche con loro: voi siete appena usciti da 10 minuti e già morite di freddo; vedete per strada un ragazzone senegalese che presumibilmente è lì fuori da ore; vi interessate incautamente ai libri che regge in mano; ne comprereste uno, ma riesce a piazzarvene due, non riuscite a dire di no - non perché vi abbia convinto, ma perché attingiamo troppo spesso al bacile dell'elemosina come comoda via di fuga, noncuranti se i nostri sentimenti rispettino o meno coloro che abbiamo davanti. La carità è uno dei pilastri dell'islam, è vero, ma nella sua versione tipicamente "occidentale" (dàlli all'aggettivo stupido...) ha acquisito tonalità di paternalismo che sono irrispettose e controproducenti. Ma di qui si passa a cercare con il lumino il "giusto mezzo" tra capitalismo e solidarietà, e perciò desistiamo.

Sabato riflettevo, a dispetto della mia diffidenza verso i venditori di strada, e a dispetto del fatto che intralciano spaventosamente il passaggio su marciapiedi grondanti gente, che a me, dopotutto... se vogliono vendere materiale contraffatto, sta bene. Più che bene. Se un signore si mette a vendere boccette d'aria per strada, non può certo lamentarsi se qualcuno vorrà copiargli l'idea; perché come idea, diciamo, fa anche parecchio schifo.

Qualcuno al mondo produce porcherie e le vende a caro prezzo solo perché hanno un adesivino trendy sopra? Qualcun altro, dall'altra parte, compra le porcherie per via dell'adesivino e si accontenta che gli durino 3 mesi? Che facciano. Ma se poi arriva un Ro Bin Hud qualsiasi dal Camerun e si mette a vendere le stesse identiche cose al vero prezzo di produzione, e il compratore dalla morale di ferro va da lui invece che dal produttore... be', costui se l'è cercata.

La proprietà intellettuale si difende con l'intelligenza, il talento e l'impegno; se il vostro modo principale di difenderla sono invece uomini del marketing e avvocati, meritate di scomparire.

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Wed, 18 January 2006, 00:47

La presenza scenica di un'anguria

Il valore aggiunto di un film del genere sono gli spettatori che a metà proiezione si alzano e se ne vanno. Sto parlando di "Il gusto dell'anguria" di Tsai Ming-lian, regista di cui non so un piffero di niente e continuerò a non sapere un piffero di niente per ancora molto tempo. Il film dovrebbe essere il seguito di "Che ora è laggiù", grazie tante.

Cosa racconta? Chissenefrega. Liberiamo un po' il regista dal giogo della sceneggiatura, no? Perché ridurre il cinema a una mera rappresentazione di parole, quando tutti sappiamo che è una forma di comunicazione molto più completa?

Chiamatela arrampicata sugli specchi, perché lo so che non vi piacerà. Io però vi riporto comunque qualcosa che mi è piaciuto.

Tutto ciò che viene inquadrato esiste. E' valorizzato, ha personalità, ha un motivo di essere lì. E comunica. Se questo "ciò" è un attore, gli viene spesso richiesto di sostenere inquadrature impegnative per attimi, o minuti, interminabili; ottima prova degli attori dunque, perché non hanno mai fatto passi falsi che mi svegliassero dal torpore da rapimento cinematografico.

Ottima anche la prova dell'anguria. Fa ridere. Lei sta lì tranquilla, tonda e inespressiva, ma fa ridere. Me, perlomeno. O sorridere, via. Qua dà un tocco di surrealismo, là un pretesto per esercizi di stile, più avanti ancora un'eroica manifestazione di spirito di sacrificio. Brava l'anguria.

A questo punto mi tocca dirlo: il film parla, parecchio, di erotismo. E di pornografia, va', distinguiamo le due cose: erotismo e pornografia. E di filtri ce ne sono pochi, perlopiù invisibili (quindi evitate di portarci la vostra vecchia zia, potrebbe divertirsi più di voi). La pornografia viene, poverina, impietosamente e documentaristicamente caricaturata, ma forse non è che il contrappasso per essere essa stessa nient'altro che una caricatura. L'erotismo si scopre invece dove meno ve l'aspettereste, relegato, da chi del sesso ha fatto un mestiere, ben lontano da questo.

Spero di essere stato abbastanza criptico. In ogni caso, prima dell'uso consultate il medico.

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Questo blog è online dal 30 giugno 2004, e va già bene che se ne sia accorto il suo autore.

Molto di quello che troverete qui è di produzione del signor StM; il quale, tuttavia, non disdegna di portare di tanto in tanto all'attenzione del pubblico frammenti di opere altrui, un po' come si fa con gli ospiti stranieri famosi invitati per dare l'estrema unzione al Festival di Sanremo. In ogni caso, badate sempre bene a citare fonti e autori di quello che spargete in giro e andremo d'amore e d'accordo.

Pur mancando questo blog di un meccanismo di tagging dei post, potete ritrovarne molti catalogati (manualmente) qui, o nelle specifiche sezioni del sito.

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