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Mr. StM's blog

 

Sun, 15 January 2006, 21:38

Cinque strane abitudini

(in cui escluderò i tick, sennò famo notte. E' già notte... sennò famo mattina)

Stavolta mi presto perché è simpatico e me l'ha chiesto una donna con le poppe affòra. E siccome che io parlo il poppese, ho capito perfettamente quello che mi stavano dicendo ed eseguo alla lettera.

(Lasciatemi nel mio mondo fatato di draghi, cavalieri, dame e orge, grazie)


1. Al computer disegno per minuti interi rettangolini di selezione sul desktop o ovunque si possano fare, e mentre leggo seleziono compulsivamente tutto il testo che mi capita sotto il cursore. Sto cercando di smettere.

2. Se sono solo e la situazione lo richiede, a volte mi giro verso la telecamera e faccio una faccia da sit-com. No, se ve lo siete chiesto, la telecamera non c'è veramente.

3. Non sopporto le mie unghie se sono più lunghe di un tot. Se arrivano al tot, comincio a soffrire come un eschimese claustrofobico rinchiuso in un maglione a girocollo e abbandonato all'equatore a mezzogiorno dentro una botte fino ad allora adibita alla stagionatura delle aringhe. Finché una sana morsicata non rimette le cose in ordine, faccio pressione sulla punta dei polpastrelli, a turno, per liberarli un po' dal giogo delle unghie. Lo so, non si è capito niente.

4. Anche se so già cosa devo dire, nel momento in cui dovrei cominciare a parlare ho il reset della memoria, e passano 5 interminabili secondi prima che possa dirlo. Più un disturbo che un'abitudine, ma le metamorfosi che possono subire le facce del tuo interlocutore in quei 5 secondi sono impagabili (in genere al quinto hanno la faccia da "è successo qualcosa a mia madre? L'hai uccisa?").

5. Entro in edicola, guardo il settore fumetti, quello riviste piccì, quello film in dividì, poi un occhio ogni volta a un settore diverso. Poi saluto ed esco, in genere senza comprare nulla. Una volta ci stavo le ore, ora sono più efficente e sto sui 5-10 minuti, ma il pattern è sempre lo stesso. L'edicola è il mio riempitivo quando non so che cacchio fare per quell'ordine di grandezza di tempo.


A chi passo la men... il testic... testimone? A Eladar, ma senza pretendere che lo faccia davvero - è solo che ho notato che ha ripreso a scrivere e allora approfitto per vedere cosa combina.

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Mon, 09 January 2006, 18:44

TormentoniSpot #3

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(ovvero: ciuccio intonno attè)

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Fri, 06 January 2006, 15:26

La vera storia vera della vera Befana vera

(liberamente ispirata alla leggenda, letta su wikipedia)

M - Buongiorno signora, saprebbe indicarci dove possiamo trovare il salvatore?
B - Salvatore il pizzaiolo? Nella pizzeria proprio di fronte. Si chiama anche "da Salvatore"... avete problemi di vista?
M - No, non Salvatore, ma IL salvatore. Abbiamo letto negli astri del suo arrivo, e gli astri ci hanno condotto qui.
B - Guardate, la prossima volta meglio che usate la guida Michelin.
M - Non sa per caso di un bambino nato da queste parti, di recente?
B - So di molti bambini nati di recente... ma forse voi intendete quello della stalla con coro e luminarie...
M - Prego?
B - Ma sì, quello con i pennuti effeminati che gorgheggiano da mane a sera e l'insegna al neon nel cielo che recita "O voi tre che indulgete alle vostre carenze oculistiche, cessate di girare a vuoto, son qui!". La stalla in fondo alla seconda via a destra. Ricordate di prendere il numerino, che sennò arrivate in fondo e vi ricacciano indietro.
M - Lo faremo sicuramente. Mille grazie! ...perché non viene anche lei? Quel bambino sarà il Re dei Re, un evento del genere non capita tutti i giorni!
B - Bella roba... vuol dire che sarà il più pirla di tutti i pirla? Ché non ho mai visto un re che non fosse tale.
M - Anche noi siamo re...
B - Il che non cambia di una virgola la mia dichiarazione.
M - Umpf. Allora non viene?
B - Ci mancherebbe altro. Buona giornata.
M - Addio.

...

B - ...però glieli potevo offrire questi cioccolatini lassativi che mi hanno regalato per Natale. Vediamo un po' se li ritrovo... loro e il loro re dei re...

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Sun, 01 January 2006, 18:57

Ottimismo

Qualcosa ho perso, nel 2005. Vero. Ma non è nulla in confronto a ciò che ho trovato, o ritrovato; e v'è sempre un rimedio per tutto. 2005 promosso, contro ogni pronostico. Bravo.

Ora speriamo bene per il 2006...

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Tue, 20 December 2005, 19:50

Due sedie in mezzo al nulla

Deserto. Due sedie. La differenza tra il vero nulla e il nulla che racconta una storia.

Non sappiamo perché le sedie siano lì, ma ci colpisce che siano lì, perché non dovrebbero esserci. Ci parlano di qualcosa che c'è stato, o deve ancora esserci; o che, invisibilmente, c'è.

L'altroieri, il più grande concerto di tutti i tempi. Ieri, la più grande operazione di pulizia di tutti i tempi. Oggi, qualcuno si è dimenticato due sedie, che sono ancora lì e ci rimarranno per anni. Perché nel frattempo saranno diventate ambiente, si perderà la memoria del loro primo arrivo e nessuno s'azzarderà a disfare qualcosa la cui ragione d'esistere è ignota.

Un uomo, solo, percorre 20 chilometri a piedi, sotto il sole cocente, con una sedia sulle spalle e una a traino. 20 chilometri di doppia striscia nella sabbia. Giunto in un punto apparentemente casuale, si ferma e poggia le due sedie, una di fianco all'altra; su una si siede, e l'altra la guarda, vuota com'è. Aspetta qualcuno? O una sedia vuota è meglio di nessuna sedia, per illudersi di non essere solo?

Le due sedie sono una filiale della Banca Mediolanum. Se aguzzate lo sguardo, su una di esse c'è un fogliettino, "torno subito". Girate lo sguardo a destra e a sinistra... niente, per chilometri. "Torno subito"... v'inquieta.

Una mongolfiera si è liberata della zavorra. Le due sedie, che non si sa cosa ci facessero lassù, sono cadute in piedi per puro caso.

Stasera, su quelle due sedie, due pupari occulti si siederanno, si guarderanno e, ridendo sguaiatamente (inauditi per miglia), decideranno le sorti del mondo.

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Sun, 18 December 2005, 12:36

Bone - di Jeff Smith. No gnocche inside.

Giugno 1996 - Il Vostro, nel 1996 lettore fedele di Lupo Alberto, un giorno nota, sulla terza o quarta copertina del giornaletto, una pubblicità che lo incuriosisce: "Bone - il più piccolo dei grandi eroi", il cui primo numero sarebbe uscito di lì a poco, edito da Macchia Nera. Sempre il Vostro, che rastrellava l'edicola quasi tutti i giorni, balza sulla preda appena questa si azzarda ad abbeverarsi sugli scaffali dell'edicola, legge e ne rimane rapito. I volumetti costano 2800 lire, sono lunghi una cinquantina di pagine, e constano ciascuno di due capitoli della lunga saga creata da Jeff Smith; due capitoli al mese vuole dire che si viaggia a velocità doppia rispetto all'edizione americana, e come spesso succede in questi casi, l'editore dovrà in seguito pensare a una soluzione per adeguare ai palati italiani (che certo non sono abituati a pagare salati libretti da una trentina di pagine) quest'opera pur tanto affascinante... e potenzialmente remunerativa.

Dico remunerativa perché, certo sull'onda dell'ottimismo, nel gennaio 1997 comincia ad apparire, sulla quarta copertina del numero 8 e seguenti, la pubblicità del merchandising di Bone, con magliette, calendari, carte da gioco. Si è trovata una buona mucca da mungere?

L'apice dell'ottimismo si raggiunge all'annuncio del primo volume cartonato di Bone, che raccoglie i primi sei capitoli (la suddivisione in volumi e capitoli è dell'autore), nell'aprile 1997 (pubblicizzato sul numero 11): il Vostro, non vedendo un motivo valido nello spendere 18000 lire per avere qualcosa che già aveva, passa la mano.

Il numero 13 di Bone presenta due novità: slitta di un mese (luglio 1997) su richiesta dello stesso Jeff Smith, che ha voluto ridisegnare alcune tavole; e vi viene trovata la "soluzione" di cui parlavo poco sopra, sarebbe a dire che include un solo capitolo del Bone originale, riempendo lo spazio rimanente con le avventure di Pogo, il famoso opossum della palude di Okefenooke, disegnato da Walt Kelly. All'epoca non fui entusiasta della seconda novità; e ancora oggi, rileggendole, non trovo nulla di eccezionale nelle storie di Pogo che furono pubblicate nella serie di Bone. Ho dato una seconda possibilità a Pogo quando è stato pubblicato nella serie dei Classici del fumetto di Repubblica, nel 2004, e l'ho apprezzato maggiormente.

Nel numero 14 di Bone viene annunciato l'esaurimento delle scorte del materiale da merchandising; nel numero 17, pubblicato nel dicembre 1997, Francesco Artibani, curatore e traduttore dell'edizione italiana (nonché tra gli autori di Lupo Alberto), annuncia grandi novità per l'anno nuovo; ma tali novità sono fumose, molto fumose.

Di fatto, la pubblicazione in edicola di Bone, in Italia, termina con quel numero. Per anni, Fone Bone, Smiley Bone e Bartleby sono restati, per molti lettori, nelle grinfie di Rockjaw (ma lui afferma di chiamarsi Roque Ja), un enorme leone di montagna dai modi bizzarri e dalle intenzioni imperscrutabili.




forse Dicembre 2003 - Giunge voce al Vostro che la Panini Comics, in collaborazione con la Cartoon Books abbia intenzione di proseguire la pubblicazione dei volumi cartonati di Bone, con "Cerchi Fantasma"... il Vostro corre in fumetteria, dove accatta un "BONE vol.1" della Cartoon Books, scoprendo tardi che non si tratta dell'esatta trasposizione del settimo volume dell'edizione originale ("Ghost circles") ma è privo di due capitoli. Non mi è ancora chiaro se esista effettivamente un'edizione italiana di "Cerchi fantasma", ma penso di sì e di essere quindi incappato in un fraintendimento editoriale, un doppione poco utile.

(Nel momento in cui scrivo, dovrebbe essere uscito o stare per uscire il secondo volume edito da Panini Comics+Cartoon Books)



A parte questi dettagli, bene aveva fatto, allora, il Vostro, ad accattarsi nel frattempo, per crisi d'astinenza, tutti i 6 volumi cartonati precedentemente pubblicati da Macchia Nera (più il dimenticabile "Stupide, stupide code di ratto")? Be', forse sì... se non altro, alla fine del volume "La Caverna del Vecchio", i suoi eroi si trovano in una situazione decisamente meno incerta, anche se non meno intrigante. Ma alla fine del volume appena acquistato, la situazione è di nuovo problematica. Ricordo che a questo punto sono passati 8 anni dacché avevo cominciato a leggere la saga. E' la prima volta in vita mia che mi accade di dovere attendere così tanto per leggere una storia dall'inizio alla fine.


Novembre 2005 - Il Vostro si procura una carta di credito PostePay, con lo scopo dichiarato di comprare Bone - One Volume Edition direttamente negli Stati Uniti. Tale edizione è un volume di 1300 e rotti pagine con tutta la saga di Bone, dall'inizio alla fine: l'equivalente di nove libri, e tre trilogie (sic.). Approfittando di un'offerta di Amazon che non si può rifiutare, acquisto contestualmente anche il volume "Rose". Attendo un paio di settimane, ed ecco arrivare la soluzione a tutti i miei problemi.



Una bellissima storia, cari lettori. Di quelle da leggere prima di addormentarsi, sissignori. Di quelle che ti alzi alla mattina con le borse sotto gli occhi ma sei contento, perché sai che quelle borse sono un ben misero tributo per essere andato un altro po' avanti nella storia. E un altro po'. Dai, ancora 10 pagine. Un capitolo. Voglio vedere cosa succede adesso, poi spengo e dormo.

Fino all'inevitabile finale. Dev'essere la prima volta che mi sono sentito svuotato e malinconico alla fine di un fumetto, ma è anche la prima volta che ne leggo uno così.

Per maggiori informazioni, c'è il sito www.boneville.com, dove potete osservare come sia in preparazione un'edizione a colori. Esiste addirittura un videogioco (link al primo capitolo) che parrebbe seguire abbastanza fedelmente la trama del fumetto; provando la demo da 10 minuti, non mi scappa più che un "senza infamia e senza lode". Per lungo tempo è stato in cantiere (e Jeff Smith vi ha profuso molto impegno, anche sottraendolo alla stesura a fumetti) il progetto di un film d'animazione, ma questa news datata agosto 2001 e questa pagina non mi fanno ben sperare. Peccato, o per fortuna, ma quando le cose rimangono allo stato potenziale io dico sempre: peccato.

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Sat, 17 December 2005, 12:13

Credevo che non ci avrei mai avuto niente a che fare (è anche un linguaggio morto, perlomeno per le versioni precedenti a .NET), ma sbagliavo. Esperienza MOLTO istruttiva.

Visual Basic 6 è un linguaggio splendidamente progettato e ricco di feature. Ecco a voi 13 osservazioni sulla bellezza del linguaggio, a cui mi permetto di aggiungerne altre 5 delle mie.

http://www.ddj.com/documents/s=1503/ddj0001vs/jan00.htm

14) Se ci sono più condizioni in And o in Or in un If, le valuta TUTTE, anche se non è necessario (es: se in un And si trova una condizione falsa, o in un Or una vera). Questo obbliga ad annidare gli If e a riscrivere un sacco di codice, o a cedere alla tentazione del GoTo.

15) Le classi hanno dei costruttori, MA non gli si possono passare parametri.

16) La comodità di includere librerie nel progetto mettendoci vicino il segno di spunta in un pratico menu, invece che scrivere difficili #include o import. Così ogni volta che mettete il vostro file sorgente in un altro progetto dovete nuovamente andare a caccia delle librerie che servono, *sempre che vi ricordiate quali siano*.

17) Se spezzate una riga con il segno " _", per proseguire nella successiva... potete farlo per un massimo di 25 volte. Uno di quei limiti sensati e motivati che...

18) Dichiarate una variabile all'interno di un If, un ciclo? Vi aspettereste che all'uscita dal ciclo il suo scope termini, e INVECE NO! Sarà ancora valida!

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Mon, 12 December 2005, 19:53

L'erba del giardino di Michael Jordan

Michael Jordan è un grande atleta: uno dei migliori giocatori di pallacanestro del mondo, dotato di una elevazione e di una mira migliori di quelle di chiunque altro. Molto probabilmente eccelle anche in altre attività: per esempio, il signor Jordan probabilmente riuscirebbe a falciare l'erba del proprio giardino più velocemente di chiunque altro. Ma il fatto che egli sia in grado di farlo, significa anche che dovrebbe farlo?

Per rispondere a questa domanda possiamo ricorrere ai concetti di costo-opportunità e di vantaggio comparato. Ipotizziamo che il signor Jordan sia in grado di falciare l'erba del suo prato in due ore e che, nelle stesse due ore, possa interpretare uno spot pubblicitario per una marca di scarpe e guadagnare 10 mila dollari. Jennifer, la figlia dei suoi vicini, riuscirebbe a tagliare l'erba del prato di casa Jordan in 4 ore, durante le quali potrebbe però lavorare da McDonald's e guadagnare 20 dollari.

In questo esempio il costo-opportunità di rasare l'erba per Michael Jordan è di 10 mila dollari, mentre per Jennifer è di 20 dollari. Jordan ha un vantaggio assoluto nella rasatura del prato, visto che riuscirebbe a completarla in 2 ore, invece che in 4. Ma Jennifer ha un vantaggio comparato, dal momento che ha il costo-opportunità più basso.

Nel nostro esempio i benefici che si possono ricavare dallo scambio sono enormi: invece di curare il suo prato, Michael Jordan dovrebbe girare lo spot pubblicitario, e incaricare Jennifer di farlo al posto suo; se la paga una cifra compresa tra 21 e 9999 dollari, entrambi ci guadagnano.

(da N. Gregory Mankiw, 1999, Principi di Economia, Zanichelli)

(un testo che vi consiglio; nonostante sia un libro di testo universitario, spiega l'economia in modo semplice, affascinante e divertente... certo, almeno per un povero ingegneruccio informatico niubbo, come me)

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Sun, 11 December 2005, 21:06

Siete troppi

"Io non leggo mai, non leggo libri, cose... pecché che comincio a leggere mo' che so' grande? Che i libri so' milioni, milioni, non li raggiungo mai, capito? pecché io so' uno a leggere, là so' milioni a scrivere, cioè un milione di persone e io uno mentre ne leggo uno... ma che m'emporta a me?"

Troisi, per chi non avesse capito. Semper lu.

I blog stanno diventando veramente tanti. In fin dei conti, qual è il criterio per cui dovrei leggerne uno invece che un altro? Perché dovrei leggere il blog di qualcuno che non sa scrivere ma mi è simpatico, piuttosto che quello di qualcuno che sa scrivere ma non dice nulla? Devo dare la precedenza all'amicizia? Devo seguire l'istinto e fare zapping? Devo fare come nella Casa delle Libertà, cioè un po' come cazzo mi pare?

Non devo usare il verbo "dovere"?

Nell'era in cui i servizi "pull", "on demand", stanno soppiantando i servizi "push"... non vogliamo fermarci un attimo e riflettere? Ma davvero conviene andarci a cercare tutto per conto nostro? La rete ci da la possibilità di cercare notizie, comprare cose, comunicare, bypassando tutti coloro che per secoli hanno fatto di queste attività un mestiere: giornalisti, mercanti, postini. La base dell'economia è che tutti hanno da guadagnare se ciascuno impiega il proprio tempo a fare ciò in cui è più ferrato ed efficiente, usando poi il denaro come mezzo di scambio tra i prodotti di ciascuno. Siamo sicuri che i mestieri di cui sopra abbiano fatto il loro tempo? E se sì, non c'è forse un ampio spazio di manovra per reinventarli? La domanda non è retorica, perché per fare l'esempio del commercio online, trovo molto più comodo ordinare quello che effettivamente voglio e aspettare che arrivi, piuttosto che andarlo a cercare come uno scemo, negozio per negozio, consumandomi le suole come i giornalisti di un tempo... ops, ho confuso gli argomenti.

Torniamo ai blog. E' davvero il caso averne uno per ciascuno? Nel mio caso dico sì, a me serve perché è il mio archivio distribuito (aggettivo pomposo e neanche tanto corretto per dire "online"). Chiunque abbia un blog avrà i suoi buoni motivi. Ma se è lecito, è anche conveniente? I blog sono solinghe cattedrali nel deserto, divise e perciò sottomesse, o riescono a unire persone in una rete più resistente di quella, per esempio, di un semplice forum? Voi mi dite "Beppe Grillo". Non sto parlando di quello, signori miei, e lo sapete (non è una constatazione, è un ordine... delego agli studenti l'esercizio di capire cosa intendeva il docente, e poi di spiegarglielo pure).

Detestando giungere alle conclusioni (che schifo), salto di palo in frasca e segnalo a chi se lo fosse perso questo importante esperimento scientifico condotto dal Porco Trio. I blog, ebbene sì, servono anche per beccare. Molto più comodi delle chat, poiché la vetrina è già bella che pronta e non la si deve reinventare ogni volta. Avere un blog ormai è lo stesso che avere un indirizzo di posta elettronica o un account in un servizio di messaggistica istantanea, è embedded all'utente internet.

Insomma, signori, io quasi quasi chiudo.

Stavo scherzando. Ho ancora almeno un paio di post da fare, prima di lasciare questa valle di l...etame. Ma sarebbe mia intenzione lasciar passare diverso tempo tra uno e l'altro, prendere un po' di pausa per le mie dita stanche e svuotate. Sto provando a disimpegnarmi da alcune cose, per impegnarmi in altre. Chi vivrà e non si sarà fatto troppe pippe, vedrà.

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Mon, 28 November 2005, 19:24

Matteo

Matteo è il mio nome. Non l'ho mai apprezzato molto, mi è sempre sembrato un po' moscio. E poi che cosa significa? "Servo di dio" (letto sul Manuale delle Giovani Marmotte®, o forse il Manualone®, o il Secondo Manuale®, insomma in uno dei Manuali® che ho; e confermato dagli attendibili Bicchieri del Nutella Team®). Ah! Ma chi? Io? Il reiteratore imperterrito e impenitente di almeno uno dei reati previsti dai 10 comandamenti?

Se per lunghi anni ho firmato Cognome Nome era proprio perché il nome doveva finire in secondo piano. Se la maggior parte degli amici e conoscenti, perfino professori, mi ha sempre chiamato Stecco (abbreviazione del cognome), mi è sempre andato più che bene. Tanto di Stecco al mondo ce n'è meno che di Matteo. Anche se temo esista un Matteo Stecco da qualche parte, vabbe', se leggi ciao, piacere, abbiamo metà di qualcosa in comune.

Apprezzavo così poco questo nome che l'abbreviazione "Matti" non mi infastidiva punto (sapete, ci sono quelli che preferiscono essere chiamati col nome per esteso). Già meno apprezzavo "Matto", ma che ci volete fare.

Qualche giorno fa è avvenuto qualcosa di eccezionale, e me ne sono reso conto ieri, all'improvviso: per la prima volta in vita mia, ho sentito pronunciare Matteo in un modo che mi è piaciuto. Davvero. Ho dovuto raggiungere il mio venticinquesimo anno di vita, ma ho finalmente scoperto la ragione di esistere del mio nome: essere pronunciato in quel modo.

Ora vorrei anche descrivere questo benedetto modo, ma non posso. Pazienza, son contento anche così.

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Questo blog è online dal 30 giugno 2004, e va già bene che se ne sia accorto il suo autore.

Molto di quello che troverete qui è di produzione del signor StM; il quale, tuttavia, non disdegna di portare di tanto in tanto all'attenzione del pubblico frammenti di opere altrui, un po' come si fa con gli ospiti stranieri famosi invitati per dare l'estrema unzione al Festival di Sanremo. In ogni caso, badate sempre bene a citare fonti e autori di quello che spargete in giro e andremo d'amore e d'accordo.

Pur mancando questo blog di un meccanismo di tagging dei post, potete ritrovarne molti catalogati (manualmente) qui, o nelle specifiche sezioni del sito.

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