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Ultimo Aggiornamento di questa pagina: 18/12/2005 - 14:53
Attualmente uso la distribuzione Gentoo (www.gentoo.org) su di un Acer Travelmate 803LMi, per cui è presente un utilissimo wiki sul gentoo-wiki.
La mia configurazione del kernel (ultima modifica: 24/07/2005 - 22:19).
Il mio attuale xorg.conf (ultima modifica: 9/02/2005 - 8:11), in cui mi sono riappacificato con i drivers della ATI. C'è anche la configurazione per il dual-head lcd-tv, ma purtroppo se attivata mi manda a quel paese XVideo, e quindi la tengo disattivata.
Il mio vecchio xorg.conf (ultima modifica: 26/12/2004 - 23:23), configurato con il driver radeon del kernel.
In questa sezione conserverò eventualmente anche alcune miniguide scritte per altre distribuzioni o altro hardware. Nel caso delle distribuzioni, se segnalo "disinstallata il giorno tal dei tali" vuol dire che... be', che non ce l'ho più installata su nessun computer e quindi molto probabilmente la sezione relativa non sarà curata per diverso tempo. Non che sia una gran perdita, ma ci tenevo ad avvisarvi.
O meglio, i doveri del newbie; per i diritti ci organizzeremo.
(Questa è una prova un po' triste da fare da solo, e infatti l'abbiamo fatta io e Fabio - poi io che non ho niente da fare ho anche scritto il resoconto).
Fare il login su una macchina remota è una cosa che già di per sé fa andare il cervello in poltiglia ("Sono sul mio computer o su quello remoto?"), ma la ciliegina sulla torta è avviare applicazioni X sulla macchina remota e visualizzarle sulla propria macchina.
Occorrente: una macchina remota con sshd e un po' di software che usa X (X non è necessario su questa macchina); una macchina locale con un client ssh e un server X avviato.
Innanzitutto, il VOSTRO server X deve accettare connessioni tcp, sulla porta 6000. Per accertarvi di questo, potete fare
$netstat --tcp -l |grep 6000oppure
$nmap localhost |grep 6000o ancora
$telnet localhost 6000Se il primo o il secondo comando non vi danno una stringa di risposta, e il terzo non vi apre una connessione, il vostro server X non accetta connessioni tcp (e quindi da remoto). Be', bisogna dirgli di farlo.
Nel caso di Gentoo, se avviate X direttamente con lo script "startx", dovrete editarlo (io uso vi in questo esempio - ricordatevi di loggarvi come root):
$vi `which startx`e modificate (o commentate, se volete) la riga
defaultserverargs="-nolisten tcp -br"facendola diventare
defaultserverargs="-br"Se la riga che trovate non è proprio uguale, l'importante è che togliate il "-nolisten tcp".
Per altre distribuzioni può convenire, invece di modificare startx, cercare di modificare i parametri di avvio di X usando uno dei file di configurazione in /ect/X11 - per esempio, potrebbe essere /etc/X11/xinit/xserverrc.
Se avviate X con gdm, e questo dovrebbe valere per tutte le distribuzioni, potete abilitare la porta 6000 eseguendo
$gdmconfiga X avviato. Nella finestra che si aprirà, andate nel tab "Security" e togliete il segno di spunta a "Always disallow TCP connections to X server".
A questo punto, se avete fatto una delle modifiche di cui sopra, riavviate il server X nella maniera usuale.
Supponiamo che abbiate connesso i due computer e che ciascuno possa pingare l'altro: il vostro computer sarà, ad esempio, 10.0.0.1 e la macchina remota 10.0.0.2. Supponiamo altresì che abbiate un server ssh avviato sulla macchina remota (se non lo è, provate "sshd start" o /etc/init.d/sshd start").
Finché siete root, aggiungete la macchina remota alla lista degli indirizzi da cui X accetta connessioni:
$xhost +10.0.0.2Ora potete anche sloggarvi da root. Collegatevi con ssh alla macchina remota:
$ssh username@10.0.0.2e inserite la password. Lo username deve essere ovviamente valido sulla macchina remota, non necessariamente sulla vostra.
Una volta nel nuovo ambiente, dovete segnalare che volete usare un display diverso da quello predefinito per la macchina remota:
$export DISPLAY="10.0.0.1:0.0"
Con questa assegnazione state dicendo al sistema che intendete usare il display 0.0 (cioè il primo, in genere - ma se ne avete avviato un secondo sarà 0.1) sulla macchina 10.0.0.1. Potete rendere permanente questa assegnazione aggiungendo il comando in ~/.bashrc (consigliato se accedete con quell'account solo da remoto e sempre dalla stessa macchina; sconsigliato altrimenti).
A questo punto... abbiamo finito. Potete avviare applicazioni grafiche (come gedit) sulla macchina remota, e quindi accedere alle sue risorse, ma visualizzando il tutto sul monitor della vostra macchina locale. Attenti a non confondervi, visto che il tema visualizzato sarà esattamente lo stesso che avete sulla vostra macchina.
La mia distribuzione linux attuale è Linux Fedora Core 2. In questa sezione metterò osservazioni o consigli sparsi su di essa e su argomenti correlati.
Sto cercando di capire che problemi abbia FC2 con winex/cedega (se cercate con google "Fedora winex error=21" troverete un mio post su linuxquestions.org come primo risultato - peccato che il problema abbia mutato forma nel frattempo), mentre ho risolto i problemi con wine.
Il mio file di configurazione xorg.conf (ultima modifica: 26/12/2004 - 23:23). I driver video per la mia Radeon mobility 9000 (su schermo lcd da 1400x1050) sono quelli della ATI; degna di nota la sezione di configurazione dei drivers del touchpad synaptics.
Presuppongo che abbiate già installato altre volte i driver, o che comunque sappiate cosa fare per installarli e configurarli (niente di difficile, è tutto sul sito della ATI).
Sono stato illuminato sulla semplicità di installazione dei driver grazie al PhpWiki Installing Linux on a Acer Travelmate.
Posto che abbiate scaricato e installato l'rpm dei driver che trovate al sito della ATI, avrete probabilmente scoperto che siete ancora senza modulo per il kernel, e quindi l'accelerazione 3d non funziona. Vi parafraso quel che ho trovato nel suddetto wiki.
//#include "drm.h"
#include "/usr/src/linux-2.6.8-1.521/drivers/char/drm/drm.h"
//#include "drm_proc.h"
#include "/usr/src/linux-2.6.8-1.521/drivers/char/drm/drm_proc.h"
cp /lib/modules/fglrx/build_mod/2.6.x/fglrx.ko /lib/modules/2.6.8-1.521/kernel/drivers/char/drm/
Non ho provato, ma sembrano interessanti anche le istruzioni al sito http://www.fedorafaq.org/#radeon (indicato da Jack Malmostoso nel forum Linux di TGMOnline).
Note: queste istruzioni sono ahimé puramente teoriche, poiché alla prova dei fatti ho scoperto che ad esempio la knoppix che possiedo (3.2) non ha sshd installato (aggiornamento: versioni successive sembrano invece includerlo). Comunque possono esservi di ispirazione per utilizzi con altre distribuzioni e/o interfacce. Su queste ultime, ad esempio, se si usa un collegamento ethernet si deve mettere eth0 al posto di plip0, e se si usa un cavo usb bisogna mettere usb0.
su
ifconfig plip0 10.0.0.1
ifconfig plip0 10.0.0.2
ping 10.0.0.2
Ora esiste quindi un collegamento tra i due computer su porta parallela. La cosa non dovrebbe renderci molto felici perché è lento da morire. Vediamo ora come si può fare per trasferire i file da un computer all'altro. Ipotizziamo che il computer con i file da trasferire sia Ciotola e il computer di destinazione sia Birillo (notare la finezza della metafora nutrizionale).
scp -r /Cibo knoppix@10.0.0.1:/Panza
passwd
Se il trasferimento comincia, ci si prenda pure una bella vacanza e si torni dopo un paio di settimane.
apt-get è il sistema di gestione dei pacchetti (estensione .deb) di Debian. apt4rpm è la sua conversione per le distribuzioni basate su pacchetti rpm.
Ciò che rende apt4rpm interessante è la notevole semplificazione della vita dell'utente nell'installazione di nuovi pacchetti o nell'aggiornamento dei vecchi. Basta dargli in pasto il nome del pacchetto, e lui si occuperà di andarlo a prendere e risolvere tutte le dipendenze. Ovviamente, bisogna indicargli anche dove andare a guardare, cioè bisogna indicargli i repository.
L'installazione di apt è una cosa facile, ma questa guida vuole renderla ancora più facile (cercando di risolvere per tutti anche i piccoli problemi che si sono presentati all'autore). Non vi saranno presumibilmente aggiornamenti per versioni successive di Suse o di apt4rpm, ma per quelle dovrebbero cambiare al più i link dei pacchetti (cosa che il lettore sarà certamente in grado di fare autonomamente).
Questa miniguida si basa sul seguente sito, primo risultato restituito da google alla query "suse apt-get": http://linux01.gwdg.de/apt4rpm/. Vediamo di coglierne il succo.
In sostanza bisogna installare, scaricandoli da qui questi due pacchetti:
ftp://ftp.gwdg.de/pub/linux/suse/apt/SuSE/9.1-i386/RPMS.suser-rbos/apt-0.5.15cnc6-0.suse091.rb.5.i586.rpmNon dovrebbe essere necessario altro, ma se durante l'installazione venissa accusata l'assenza di una libreria "libpopt", potrebbe essere necessario digitare nella shell (loggato come root):
rpm --rebuilddb
Non si sa il motivo di questo problema (che comunque non si presenta a tutti), ma si è provata l'efficacia della soluzione.
Se si vuole anche un'interfaccia grafica per apt (un front-end), si può scaricare e installare synaptic:
ftp://ftp.gwdg.de/pub/linux/suse/apt/SuS E/9.1-i386/RPMS.suser-rbos/synaptic-0.53 -0.suse091.rb.1.i586.rpmSulla pagina dedicata ad apt4rpm linkata poco sopra sono presenti anche diversi repository (cioè depositi di pacchetti). A titolo di esempio, configureremo apt per utilizzarne uno. Si acceda al seguente sito ftp:
ftp://ftp.gwdg.de/pub/linux/suse/apt/SuSE/9.1-i386/examples/Sono presenti 3 file sources.list.*. Quelli interessanti sono quelli terminanti per .FTP e .HTTP. Si deve scegliere con quale protocollo verranno scaricati i pacchetti (il buon senso indicherebbe ftp), dopodiché si apra o si salvi il file relativo. A questo punto si hanno due ulteriori possibilità: copiare il contenuto del file nel file /etc/apt/sources.list, oppure salvare il file nella directory /etc/apt/sources.list.d/, badando bene di rinominarlo in modo che abbia estensione .list (ad esempio, in questo caso potremmo scegliere gwdg.list). Per accedere in scrittura a /etc/apt dovremo essere loggati come root (ma questo non vi stupirà).
Il programma, nel cercare i repository, esaminerà tutti i file con estensione .list e trascurerà, in detti file, tutte le righe che cominciano con #.
Ora si provi ad aggiornare i file di indice dei pacchetti col seguente comando:
apt-get update
Salvo errori, alla fine del processo si sarà già in grado di installare pacchetti, con il comando "apt-get install nomepacchetto", o aggiornare quelli installati, con "apt-get upgrade" o "apt-get dist-upgrade" (per le differenze tra i due e altre informazioni su apt-get, vedere la pagina di manuale "man apt-get"). Se non si sa il nome dei pacchetti si potrà sfruttare "apt-cache search nomeprogramma" (guardarsi anche la manpage di apt-cache), o altrimenti la sopra indicata interfaccia grafica, "synaptic", che certo semplificherà molto la vita a chi vuole sbirciare quali siano i pacchetti disponibili.
Se volete usare il vostro client di posta (Mozilla Mail/Thunderbird) e il vostro browser (Mozilla Navigator/Firefox) su due sistemi operativi diversi come se si trovassero quasi in uno solo, continuate a leggere. Requisito per il funzionamento del tutto: le impostazioni dei programmi devono trovarsi su una partizione scrivibile da linux (quindi sì fat32, per ora no ntfs).
Per linux, casomai non lo sappiate, la tilda (~) rappresenta la vostra home directory.
Per windows, si assume che le impostazioni siano memorizzate nel disco C:, nella cartella standard, in un sistema in lingua italiana. In un sistema in lingua inglese, ad esempio, "Dati Applicazioni" diventa "Application Data". Lo username dell'utente (quello usato per fare il login al sistema), in questi esempi è banalmente "NomeUtente".
Dove trovate scritto "codice.hash" (non so se sia davvero un hash, ma è un nome del tipo o33gcpg2.slt), sostituite il nome della cartella che trovate in quella posizione (in genere dovrebbe essere una sola, altrimenti dovrete cercare di capire qual è quella effettivamente utilizzata).
Il profilo di default, e quindi la relativa cartella, si chiamano "default", ma se avete specificato un altro nome per il profilo provvedete a utilizzare quello.
Il file che conserva la maggior parte delle impostazioni di tutti i programmi è "prefs.js", nella cartella delle impostazioni.
Poiché queste operazioni riescono meglio tramite linea di comando, fate ampio uso del completamento automatico della shell (tasto TAB).
Windows: C:\Documents and Settings\NomeUtente\Dati Applicazioni\Mozilla\Profiles\default\codice.hash\
Linux: ~/.mozilla/default/codice.hash/
Le mailbox si trovano nella sottocartella Mail, i newsgroup nella sottocartella News.
Windows: C:\Documents and Settings\NomeUtente\Dati Applicazioni\Mozilla\Firefox\Profiles\codice.hash.default\
Linux: ~/.mozilla/firefox/codice.hash.default/
Windows: C:\Documents and Settings\NomeUtente\Dati Applicazioni\Thunderbird\Profiles\codice.hash.default\
Linux: ~/.thunderbird/codice.hash.default/
Le mailbox si trovano nella sottocartella Mail, i newsgroup nella sottocartella News.
Preferibilmente, utilizzate lo stesso tipo di client e tenetelo aggiornato su entrambi i sistemi operativi (per precauzione, non usate versioni troppo diverse).
Per facilitare le cose, fate in modo che il programma salvi nelle stesse cartelle le mail provenienti da tutti gli account. Per far questo, nelle impostazioni dell'account (in Thunderbird, Account settings->Server settings->Advanced->Pop) scegliete "Global inbox" (prima di farlo, copiatevi nelle cartelle globali del programma tutte le mail che eventualmente si trovino nelle cartelle specifiche dell'account). Non si tratta di un'operazione necessaria, solo fortemente consigliata: in questo modo, l'aggiunta di un account non comporta la creazione di nuove cartelle e quindi l'operazione è fattibile velocemente anche con il sistema di condivisione a regime. In caso contrario, ad ogni creazione di nuovo account bisognerebbe pasticciare con la configurazione del programma con un editor di testo o tramite script.
A grandi linee, il procedimento per condividere le mailbox è:
$ cd ~/percorsoDelleImpostazioni/Mail
$ mv NomeMailboxN NomeMailboxN.bak
$ ln -s /PathInCuiSiTrovaLaPartizioneWindows/PathInCuiSiTrovanoLeMailbox/NomeMailboxN NomeMailboxN
E' possibile anche condividere le cartelle dei newsgroup, per evitare di riscaricare tutte le volte le stesse cose: basta linkare la cartella "News" in windows sulla partizione linux, in maniera analoga a quanto descritto per la cartella "Mail"; purtroppo, tuttavia, per qualche insondabile ragione i messaggi letti su un sistema operativo risultano da leggere sull'altro. Non ho comunque approfondito, avendo verificato come Google Groups soddisfi maggiormente le mie esigenze.
Questo è più facile di quello che sembra. I browser della famiglia di Mozilla conservano i bookmark nel file "bookmarks.html" all'interno della cartella delle impostazioni. Per passare i bookmarks da un sistema all'altro vi basta fare una semplice copia di file (da linux, oppure da programmi windows che leggano la partizione linux). Potete decidere, in linux, di farvi script "bidirezionali", che salvano cioè il file dei bookmark da windows a linux e viceversa a seconda dell'occorrenza, oppure, per evitare confusione, potete fare come me: decidete quale sia il vostro "sistema primario" (nel mio caso linux), e salvate i nuovi bookmark nel browser solo in tale sistema, premurandovi poi di avviare lo script di copia del file prima di riavviare nell'altro sistema; se siete un po' scafati, potete anche impostare questa operazione come un'operazione eseguita in automatico alla chiusura del sistema (questo può essere ottenuto in vari modi, e a seconda della distro, ma generalmente ha probabilmente qualcosa a che fare con gli script in /etc/init.d).
Discorso simile per i cookies: essi si trovano nel file "cookies.txt", nella cartella delle impostazioni. Passare i cookies da un sistema all'altro potrebbe essere molto comodo per, ad esempio, evitare di dover fare il login su certi siti ogniqualvolta si cambi sistema operativo.
Si è tentata anche la via di utilizzare link simbolici per i due file, ma non funziona per il semplice fatto che viene sovrascritto il link simbolico, e non il file a cui esso punta.
Il titolare del sito stmsat.altervista.org (sarebbe a dire StM) magnanimamente incoraggia la consultazione e distribuzione dei contenuti di queste pagine, ma si arrabbia come una biscia se non ne citate l'autore o la fonte (sarebbe a dire egli stesso medesimo, di nuovo).